Interview by: ‚common knowledge‘

Can you tell us a little about yourself?
I am 31 year old, I studied at the academy formerly known as, Academy of Fine Arts and Design Maastricht (ABKM) graduating as a product designer.
My parents are Italian but I was born in Germany. I grew up in bilingual space, which was a great enrichment for my every day life.

What would you consider your distinctive achievement?
Once I’ve got someone out of prison. All on a legal way, of course, which was a great achievement. Due to my freelance work as a translator for German police. My graduation, is also an achievement for me. Every new project, sale, gallery, or exhibition represents a small success.

What are the qualities needed to be a cultural entrepreneur ?
Eventually you need to know some Italian…. You need perseverance, never give up, and try to always go on. Especially we need to be patient as we learnt during the last edition of Common Knowledge. I think this is very important.

What are you looking forward to?
In short term I am looking forward to present a new product and I would like to see the reactions of the public. It will be brilliant if it will be a great success. Soon, I will show this new product for the first time, in Italy, during the Fuori Salone, with Tutto Bene, in Zona Tortona.
In long term, I want to be successful.

Which advice would you give to the other professionals?
Sometimes people pretend to know better than you what is good or right, especially when you are uncertain. Listen to your gut feeling. Gut feeling is like a good ‘compass’ in your hand, when there is no one to show you the way. Nonetheless it is always important to still rely on other people, but in doubt listen to your instinct!

What are the challenges that we need to overcome to make ‘cultural entrepreneurship’ more accessible?
You need to overcome ignorance. Cultural entrepreneurship is a great enrichment but on the other hand, I have to adopt the role of the “advocates diaboli”, by saying that cultural entrepreneurship is not for everyone. The people who work in the field, have to pursue, to continue and get attention. Sometimes the challenges pop up. You need to get them, recognize them.

Thanks Marco!

http://www.common-knowledge.co/a-cup-of-entrepreneurship-with-marco-iannicelli/

Many Thanks go to Jessica Capra for this nice interview!

BRANKO POPOVIC BLOG

Design from Limburg at Museum Het Domein

Design is probably not the first thing that pops in your mind when you think of Limburg, but it has been there for quite some time.
For the very first time De Salon Foundation initiated an overview exhibition where you can see the work of 28 selected designers from the province of Limburg. Chequita Nahar, designer and one of the leading teachers at ABKMaastricht has been asked to curate this exhibition.  The exhibition shows work of established designers like Ted Noten andMaurice Mentjens but also of several emerging talents like Danielle Vroemen and Valentin Loellmann.
Although I have seen most of the included work before I am very pleased to see contemporary design from Limburg under the spotlight. However I have to say that I did miss some designers from Limburg here. And where are the fashion designers? …

http://brankopopovic.blogspot.de/2013/01/design-from-limburg-at-museum-het-domein.html#.VJ2qZcyBOA

chometemporary

Marco Iannicelli e le sue provocazioni contemporanee

Durante in Salone del Mobile si possono scoprire diversi progetti basati su riflessioni decisamente contemporanee. Una particolarmente interessante è stata fatta dal designer Marco Iannicelli. I suoi due progetti esposti sono il risultato di pensieri profondi e critici, che cercano di ”svegliare” e provocare il mondo dei consumatori, per renderli più attenti al proprio modo di vivere.

Il designer ha voluto riproporre durante la settimana del design il suo progetto di laurea. La riflessione sulla quale si è concentrato parte dalla mitologia greca, in particolare dal mito di Sisypho, da cui l’opera prende il nome. In tutte le storie che lo riguardano, il personaggio appare come il più scaltro tra i mortali e il meno scrupoloso. La sua leggenda comprende numerosissimi episodi, ognuno dei quali è legato alla storia di una sua astuzia. Uno in particolare racconta della sagacia dell’uomo, utilizzata per sfidare gli dei. Come punizione per tali affronti, Sisypho dovette spingere un masso dalla base fino alla cima di un monte. Tuttavia ogni volta che raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base. Ogni volta, per l’eternità, egli avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci. Il designer ha voluto affiancare questa storia al modo in cui oggi consumiamo. Ogni prodotto ha un processo: estrazione, produzione, distribuzione, consumo, smaltimento. Così è sempre, in un ciclo continuo. Ogni volta che consumiamo qualcosa, o semplicemente la sostituiamo con una più nuova, incrementiamo questo processo, mantenendolo vivo. Siamo il carburante che mette in moto il motore. Se ci fermassimo di consumare, o se almeno ci impegnassimo per ridurre il consumo, anche il sistema si fermerebbe o rallenterebbe. L’informazione e la comunicazione che giornalmente riceviamo, non ci educano in tal modo, anzi ci spronano suggerendoci un consumo eccessivo e costante. Per essere felici si devono avere cose nuove e migliori, non basta ciò che possediamo, dobbiamo avere sempre di più. Questo processo è spiegato nel documentario ”The story of stuff”, dal quale Iannicelli ha preso ispirazione.

Gli oggetti sono il masso di Sisypho, un peso che l’uomo deve spingere sempre più in alto per l’eternità. La nostra pena è lavorare per poter spendere soldi. Intrappolati in un sistema che non avrà mai una fine.

 Il risultato di queste due storie non è altro che il prodotto. La parola chiave è obsolescenza, che in termini economici è la svalutazione di un bene a causa dell’emissione sul mercato di prodotti sempre nuovi e in maggiore quantità. In poche parole quello che hai comprato oggi è già superato da qualcosa di nuovo. Su questa riflessione il designer ha creato Sisyphos. Si tratta si un oggetto modulare mosso dall’energia cinetica. …

Spiegel-Online

Slow Design

Marco Iannicelli, Aachener mit italienischen Wurzeln, arbeitet dagegen ganz ohne technisch raffiniertes Material. Er braucht für seine verstellbaren Stehlampen verschieden dicke Äste, zum Beispiel von Birken, Rubinien, Ahorn oder Kirsche, die er ein halbes Jahr lang lagert. Dann baut er daraus die Lampenarme, fügt sie mit zwei selbstgebauten Gelenken zusammen und versieht sie mit einer Traktorenleuchte. Ein Jahr hat er sein Werk getestet, ehe er sich sicher war, dass das Holz nicht mehr arbeitet. Eine Galerie in Los Angeles konnte er schon überzeugen, die Lampen-Skulpturen auszustellen, in Europa wartet Iannicelli noch auf Interessenten. Fünfzig limitierte Lampen will er herstellen, und alle werden sich in der Form und Proportion unterscheiden. Denn sein Material lässt er so, wie es gewachsen ist, und er macht alles mit der Hand, ganz langsam und ohne große technische Hilfen. Und wenn schon Slow Food als Trend funktionierte, dann Slow Design doch erst recht.

http://www.spiegel.de/kultur/gesellschaft/beton-design-und-granny-stuehle-trends-von-der-moebelmesse-in-mailand-a-829289.html